La riforma col trucco

La riforma di Rienzi è il tipico comportamento di un personale politico con interessi inconfessabili, in cui il vero obiettivo dell’azione non si può rintracciare nel testo della norma né tantomeno nelle motivazioni che si enunciano. Ma esso è rintracciabile solo nel combinato disposto di più norme. Come direbbero i magistrati “è dalla consecutio degli atti che si evince il disegno criminoso”. E in questa riforma di Rienzi c’è proprio un disegno criminoso, nel suo tentativo di far intendere ai cittadini elettori quello che non è. Per poter estorcere loro un consenso per un aumento del suo potere personale che se chiesto esplicitamente, quasi sicuramente gli elettori non intendono dargli. E quindi un testo costituzionale rabberciato, incomprensibile e facile oggetto di mille interpretazioni. Un testo in cui si dice e non si dice. Tanto l’unica cosa che si vuole è la realizzazione di una camera che esiste per non far emergere il portato autoritario ed il controsenso democratico di un sistema con un forte premio di maggioranza in un parlamento sostanziale monocameralismo. E per cortesia non lo si confonda strumentalmente con la governabilità, le lungaggini decisionali e tantomeno i costi della politica, che non attengo al bicameralismo perfetto, quanto invece alle incapacità dei governi a convincere neppure le maggioranze che lo esprimono. Proprio perché da molti anni i governi sono composti più da squadre finalizzate al possesso del potere, sempre in guerra tra loro, che ad esprimere i bisogni sociali. Ed allora, se non altro per non farci prendere per i fondelli il NO a questa riforma è un dovere dei cittadini coscienti dei loro diritti.

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