Renzi e il trucco della Cassa Depositi e Prestiti

Non si può certo dire che, a modo suo, Renzi non lo manda a dire chiaramente. Dopo aver messo al dicastero del tesoro un garante della troika, già nel suo discorso di insediamento, chiarisce subito da che parte sta. Chiarisce subito che gli amici li onora, e lo fa anche di più e più velocemente di altri.
Basta esaminare nel suo contesto la proposta scoop sui debiti della Pubblica Amministrazione. Scoprire come utilizza lo stesso trucco realizzato tante volte.
La BCE, due anni fa, ha detto di dare 100 miliardi di euro all’Italia per la piccole e medie imprese, invece li ha dati alle banche per tenerseli loro e rimpinguare i propri bilanci. Lo ha fatto prestando loro i soldi ad un tasso di interesse pari a un terzo di quello di ricollocazione in titoli di stato. Eppure potevano essere dati direttamente allo Stato per gli incentivi a quelle imprese.
Il governo Letta, l’anno scorso, ha detto di aver trovato una copertura della riduzione della famigerata IMU per non aumentare il debito pubblico, invece ha regalato 7,5 miliardi di euro alle banche, in cambio di un piccolo prestito. Lo ha fatto contrattando con le banche un anticipo di tassazione, cioè un prestito travestito, dando in cambio una rivalutazione delle quote della Banca d’Italia, possedute dalle banche, che produrranno, in termini di dividendi, degli utili spropositati. Eppure poteva essere previsto lo stesso anticipo di tasse senza contropartite, come è stato previsto per le imprese. Tanto, secondo il teorema del sottosegretario Del Rio, non ci sarebbe andata di mezzo la salute.
Il governo Renzi, per non essere da meno e per essere più veloce, addirittura prima di insediarsi, dice di aver trovato i soldi per pagare i debiti della pubblica amministrazione verso le imprese, invece pensa di regalare 60 miliardi alle banche. Lo vuole fare utilizzando il risparmio privato dei cittadini giacente nella “cassa depositi e prestiti” come garanzia per le banche che scontano, ovviamente a titolo oneroso i debiti della PA. Eppure, essendo la “cassa depositi e prestiti” una struttura pubblica, potrebbe prevedere un suo intervento diretto molto meno costoso. Come per la verità ha già fatto il governo Letta per 20 miliardi di euro.
Insomma il trucco è sempre lo stesso e chi ci guadagna pure. In questo paese tutto deve passare e fare reddito per le banche.
Questa è una ulteriore dimostrazione della sudditanza della politica nazionale ai poteri forti finanziari, che la pilotano secondo i loro interessi. Come della incapacità di questa politica a portare il paese fuori dalle grinfie degli speculatori ed uscire dalla crisi economica. L’unica cosa che possono e vogliono fare è la gara a chi gli regala più soldi, per meritarsi il posto al sole.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *