Nasce il Monti ter

Il gioco è fatto. Dalla rottamazione della sinistra nasce il terzo governo stile Monti.
Abbiamo atteso, prima di dare un giudizio, la lista dei ministri. Volevamo capire bene cosa ci poteva essere dietro gli slogan ad effetto e le smargiassate di Renzi. Eravamo un pò curiosi di cosa sarebbe riuscito a presentare di nuovo e di discontinuo, come ora va di moda dire. Ma nulla di nuovo dalla rottamazione renziana.
Un governo, come il Monti ed il Letta, tenuto a balia dagli organismi economici internazionali, anche se amici di D’Alema. Un governo sotto tutela, che ha il solo compito di non disattivare il pilota automatico della troika monetaria. Un governo che si regge sulla stessa maggioranza degli altri due, in cui non esiste niente di comune fra i componenti, se non l’intento di continuare a rimanere in Parlamento e governare sino al 2018. Un governo, anche questo, che ha, come imperativo categorico, il tirare a campare per lo stipendio. Il compito di non fare nulla, altrimenti si rompono gli equilibri delle lobbys. Tanto poi ai cittadini lavoratori e consumatori ci pensa il mercato speculativo.
Un governo con lo stesso stile di fare politica. Quello di promettere, a giorni alterni, tutto ed il contrario di tutto, tanto poi chi ti costringerà a mantenervi fede.
Le novità della compagine governativa si limitano alla differenza di genere paritaria sempre apprezzabile, all’età media dei nominati sempre promettente, però purché sostanziate da capacità e competenza. Oltre alla diversità del look più spigliato, meno ingessato da “sepolcri imbiancati” e più gradevole. Francamente troppo poco per far sognare noi consumatori. Con i problemi che abbiamo, non ci possono interessare queste operazioni di svendita della nostra ricchezza e con essa anche della nostra sovranità nazionale, solo perché ben confezionate. Una cosa però ci conforta. Il terzo governo Monti è talmente uguale ai primi due che, inevitabilmente, farà la stessa fine.
O, forse, confidando sulla velocità del pilota, completi il percorso anche prima. Cosi poi, sciolto l’equivoco dei salvatori del PD e della nazione, si possa tornare a ricostruire il nostro Paese.

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