L’autocritica, giovani vecchi sporcaccioni, “a pucchicchira in mano a e creature”

Era da un pò di tempo che, riflettendo sulle mutazioni delle forme della politica, andavamo dicendo che ci trovavamo di fronte alla politica formato telequiz. E vedevamo nel giovane Renzi il conduttore del gioco, il quale domandava la busta prescelta” la uno, la due o la tre?”. Come se in politica, per un partito, prendere la uno fosse la stessa cosa di prendere la tre.
Certo nutrivamo il sospetto del trucco televisivo dell’illusionismo strumentale, per cui sospettavamo che dietro si nascondesse una sola identica volontà, ma notavamo comunque la novità della formula di fare proposte politiche più a ventaglio. Insomma, in qualche modo anche più inclusiva e democratica. Ma siamo costretti a fare autocritica. Ci eravamo sbagliati. Non si trattava di un nuovo metodo di politica quiz. Era invece il vecchio truffaldino ed abusato gioco delle tre carte. Con cui i vecchi politicanti intorbidivano le acque per raggirare gli elettori. “carta vince, carta perde” era la dimostrazione della loro destrezza, ed al contempo l’immagine plastica della loro inaffidabilità.
In definitiva dobbiamo riconoscere che il personaggio è nuovo, ma il vizio è antico. E’ sempre quello di giocare con carte truccate. Ma come si può pensare di farla franca, quando in una settimana si riesce a dire tutto ed il contrario di tutto e venderlo come la grande novità? Se prima si afferma con toni allarmati da fine del mondo, che il paese non può essere governato ed è alla catastrofe, per colpa delle regole elettorali e del nostro sistema democratico, per cui ne necessiterebbe, innanzi tutto, l’urgenza delle riforme istituzionali. E poi, un minuto dopo, affermare con prosopopea che un Parlamento, eletto con quelle regole, può esprimere ed assicurare un governo di legislatura sino al 2018, alla semplice condizione che sia sotto la propria guida. Ma non viene in mente a nessuno di loro che anche uno qualunque sprovveduto si accorge della contraddizione? Che ci sono altre ragioni, ritenute inconfessabili. Quali quelle del proprio ruolo personale, che, se mantenute nell’ambito della voglia di far carriera, sarebbero anche comprensibili e neppure vergognose. Però deve essere chiaro che a queste esigenze non si possono sottomettere gli interessi del Paese. Ed allora per tanto poco, si fa tutto questo casino? Il tutto solo per fare, per un pò, il Presidente del Consiglio. Ed allora la memoria, per chi ce l’ha, torna alle vignette del satirico Forattini, ed al come rappresentava l’On. Veltroni in uscita dal buco della mela.
In definitiva la storia si ripete. Nulla di nuovo sotto il cielo della politica. Come sempre sporcaccioni. Anzi giovani vecchi sporcaccioni ed in più ingenui e pressappochisti. Per fare un omaggio al meraviglioso e folkloristico dialetto napoletano si dovrebbe dire “a pucchicchira in mano a e creature”.

Bruno De Vita
Segretario U.D. Consumatori

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