Deputati senza vincoli e perciò ricattabili

Torniamo sulla questione del “senza obbligo di mandato” previsto dall’art. 67 della Costituzione per Deputati e Senatori, riposta all’ordine del giorno da Grillo e Casaleggio.
Lo faccio per approfondire meglio il punto del contemperamento tra gli articoli 49 e 67 della Costituzione, ma anche per esplorare quanto il “non chiarimento” ha prodotto devianze e guasti nella storia delle Istituzioni repubblicane.
Questa questione, sempre tenuta in poco conto, in realtà è una delle grandi ragioni, se non la principale, della degenerazione dei partiti, della politica e della democrazia. Guasti che arrivano sino al punto di essere la vera causa di leggi elettorali non rispettose della Costituzione quali il famoso “Mattarellum”, che prevedeva, se pur in quota parte, gli “eletti per nomina”. O ancora peggio la vergogniosa legge, giustamente denominata “porcellum”.
Come non vedere, infatti, che tutti questi contorcimenti elettorali altro non sono che il loro bisogno di contemperare lo strapotere dei singoli Deputati, discentente da una interpretazione interessata del “senza vincolo di mandato”. Come non vedere, ancora, che la proliferazione storica dei partiti non discende tanto da una ricchezza di posizioni e progetti politici presenti nel paese, quanto pittosto discende dal bisogno dei Deputati in carica di rimanere tali, solo perchè certi di non essere ricandidati dal partito d’origine. Ancor peggio, come non vedere che da questo presunto “non vincolo” ne è discesa la possibilità dei tanti ribaltoni di maggioranze di governo, con il suo pessimo e perverso carico delle trattative, più o meno occulte o inconfessabili, in cui i controprezzi, siano essi di natura istituzionale o peggio clientelare se non addirittura economici. Non per fare un favore agli avvocati di Berlusconi, ma in questo incondizionato “diritto”, in qualche modo, potrebbero trovare giusificazione e legittimazione anche le compravendite in danaro delle posizioni politiche, in quanto non può essere la natura del controprezzo che possa fare la differenza; se per un incarico istituzionale di ministro o sottosegretario; se per una rielezione; se per appalti agli sponsor del deputati o se per finanziamento ai loro movimenti politici.
Di converso la non definizione del contesto dell’articolo 49, se da un lato non garantisce ai partiti il loro ruolo costituzionale, al contempo consente loro di espropriare i cittadini del diritto di “concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. Nel loro autodefinirsi soggetti delegati senza ulteriori controlli alla gestione della cosa pubblica per 5 anni; nella loro trasformazione in partiti personali con il nome del padrone stampato sul simbolo o peggio con simboli di proprietà privata o societaria.
Questa situazione, secondo noi Unione Democratica per i Consumatori, non può più durare oltre. E’ giunto il momento in cui un intervento della Corte Costituzionale non sia più rinviabile.
Perciò bene hanno fatto Grillo e Casaleggio a contestare questo andazzo. Anzi è sperabile che l’affermazione del M5S possa essere la condizione minima ma sufficiente per imporre un chiarimento. Per questo ci permettiamo di fare a Grillo e Casaleggio un’esortazione, se non volete che anche il vostro movimento venga invischiato e poi riassorbito dal sessantennale tran-tran dell’attività istituzionale, usate la vostra attuale meravigliosa forza per l’affermazione del primato dell’organizzazione sociale, democraticamente espressa magari mediante la rete, sulla organizzazione polito-elettorale.

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