Indicazione di voto Unione Democratica Consumatori per M5S

Mancano meno di due settimane al voto. Questa del 2013 è una competizione elettorale in cui il simbolo dell’Unione Democratica per i Consumatori non sarà presente sulla scheda elettorale. Nel rispetto della nostra storia e dei nostri, seppur pochi, elettori abbiamo quindi il dovere, di spiegarne il perché e di dare una indicazione di voto.
Nella nostra esperienza sociale per primi avevamo intuito e denunciato quelle mutazioni sociali e dei sistemi economici in cui si stava realizzando un predominio dei poteri forti ed occulti, finanziari-speculativi, al di sopra della politica e dell’idea di governo democratico, sino a mettere in dubbio il concetto di sovranità nazionale.
Per far comprendere la portata della mutazione dell’economia occidentale li definimmo i “signori delle monete”
Abbiamo stigmatizzato questa sudditanza della politica alla finanza speculativa, come la radice da cui deriva la sua più totale incapacità di fronte alle grandi mutazioni economiche e sociali delle diverse aree del mondo. E’ la causa della pochezza ed incompetenza del personale politico, nonché della dilagante corruzione, frutto perverso della perdita di ruolo e di idealità della politica, ma strumento con cui i poteri forti gratificano i propri fedeli servitori.
Abbiamo tentato di argomentare come un simile personale politico sia totalmente incapace di portare il paese fuori dalla attuale crisi, proprio per la mancanza di un progetto diverso da quanto desiderato dai poteri forti, anche se esso porta all’impoverimento generale dei popoli.
Abbiamo toccato con mano uno stato di fatto in cui la politica è divenuta il regno dei nani, per la loro statura culturale e morale, e ballerine, per la loro unica necessità di primeggiare indipendentemente da tutto.
A fronte di questo stato di cose ci siamo fatti il convincimento che abbisognasse un diverso modo di essere del nostro paese nel mercato mondiale, sia come entità nazionale che come partecipante all’Unione Europea, per poter garantire ai paesi sviluppati quali noi europei, di non essere condannati alla recessione permanente, fino a quando non si arrivi al livellamento della nostra qualità della vita con quella dei paesi in via di sviluppo.
Abbiamo sostenuto la necessità di una nuova progettualità di un nuovo modello di società e di regole di interscambio internazionali, in sintonia con la mondializzazione, ma anche con il diritto dei popoli a progredire socialmente.
Un modello economico che risolva il problema del confronto dei paesi in via di sviluppo con gli sviluppati, in cui lo sviluppo degli uni non debba necessariamente essere ragione di regressione degli altri, proprio perché più poveri e quindi anche più competitivi.
Abbiamo sostenuto, in più riprese, la necessità di una discontinuità con il passato per l’eliminazione di quel cordone ombelicale occulto che lega più o meno tutti i vecchi partiti ai nuovi poteri mondiali, signori delle monete.
Abbiamo pensato e sostenuto che la rottura con questo pessimo passato fosse, oggi, la priorità assoluta per ristabilire quanto meno la sovranità popolare, nullificata da questi partiti.
Abbiamo sostenuto a più riprese che ciò fosse la condizione necessaria e preliminare per poter ricostruire le condizioni di autonomia indispensabili per la possibilità di individuare una via di uscita al destino recessivo.
Per questo, di fronte agli attacchi al Movimento 5 Stelle ed a Grillo, ci siamo anche schierati a difesa di questo movimento, proprio perché lo avevamo ritenuto funzionale e positivo per il primario obiettivo di mandarli tutti a casa. Ed abbiamo sostenuto, con un po’ di ironia, che per la democrazia, in questo contesto, sono meglio i comici piuttosto che i nani e le ballerine, in quanto essi sono più rappresentativi delle idee e dei bisogni della gente.
In previsione delle elezioni ci eravamo anche spinti a fantasticare, ed in qualche modo a proporre, che intorno alla capacità rappresentativa di questo movimento si sarebbe potuta realizzare una grande coalizione di tutte le forze di opposizione e non compromesse con questo modello dominante. Una coalizione con il solo obiettivo di porre all’ordine del giorno la possibilità concreta di poterli mandare a casa. Una specie di moderno Comitato di Liberazione Nazionale (CLN), capace di ridare senso ed idealità alla politica.
Purtroppo, forse perché noi non siamo stati capaci di diffondere a sufficienza la proposta, o forse perché anche quelle forze di opposizione hanno sentito, per la loro incidenza, più l’esigenza di una loro presenza in parlamento che il risultato di tentare di cacciarli tutti. E magari forse anche perché il Movimento 5 Stelle, giustamente geloso della sua diversità e timoroso di essere contaminato, non se l’è sentita di lanciare una proposta che andasse fuori di se e che proponesse la propria egemonia.
Tutto ciò premesso, noi “Unione Democratica per i Consumatori”, constatata ulteriormente l’impossibilità della convivenza delle nostre proposte con le varie coalizioni, ci siamo trovati di fronte ad un’alternativa secca: o presentare proprie liste, che certamente avrebbero dato in minimo di visibilità al nostro simbolo, ma che si sarebbero collocate, oggettivamente, sullo stesso bacino elettorale del Movimento 5 Stelle, e quindi anche con un probabile scarso successo; oppure privilegiare l’interesse al nostro primario obiettivo di un segno di discontinuità e dare indicazione di voto per il Movimento 5 Stelle, riconoscendo ad esso un ruolo politico positivo che indubbiamente ha.
Fra le due, abbiamo scelto che l’Unione Democratica per i Consumatori dia indicazione di voto e contribuisca al successo più ampio possibile del Movimento 5 Stelle.
Non lo abbiamo fatto prima, ma lo facciamo ora a liste presentate, come non abbiamo chiesto di partecipare al movimento, per non ingenerare equivoci di entrismi più o meno interessati. E lo facciamo nella nostra piena autonomia di campagna elettorale, convinti di portare avanti, anche in questo modo, le nostre idee e gli interessi dei consumatori.

Il segretario nazionale
Bruno De Vita

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