Programma per la protezione dei Consumatori

Il segretario Bruno De Vita ed il Senatore Elio Lannutti hanno fatto pervenire alla coalizione capeggiata da Pierluigi Bersani i punti qualificanti di un programma di un governo da parte dei consumatori, nonchè alcune proposte immediate ritenute indispensabili per una vera e duratura fuoriuscita dall’attuale crisi di sistema. Ovviamente, laddove la coalizione sia in grado di accogliere simili programmi e proposte, l’Unione Democratica per i Consumatori non potrà non partecipare attivamente alla battaglia elettorale all’interno di essa, indipendentemente dalle formule di adesione, al momento non ancora definite.
PROGRAMMA PER LA PROTEZIONE DEI CONSUMATORI
Unione Democratica Consumatori chiede alla Coalizione di recepire nel programma gli obiettivi Ue:
1) ”Tutelare la salute, la sicurezza, gli interessi economici e giuridici dei consumatori, nonché promuovere il diritto di questi all’informazione, all’istruzione e all’organizzazione della difesa dei loro interessi”.
2) “Garantire un elevato livello di protezione dei consumatori, grazie segnatamente al miglioramento della consultazione e della rappresentanza degli interessi dei consumatori”;
3) “Garantire l’applicazione effettiva delle regole di protezione dei consumatori, in particolare mediante la cooperazione in materia di applicazione della legislazione, l’informazione, l’istruzione e le vie di ricorso”.
4) “Porre i consumatori al centro del mercato unico e di conferire loro i poteri per partecipare attivamente al mercato e far sì che esso funzioni a loro vantaggio”. (vedi allegato A)
PUNTI ESSENZIALI PROGRAMMA UNIONE DEMOCRATICA CONSUMATORI PER ELEZIONI POLITICHE 2013
La crisi sistemica: banche e credito
È in atto nel mondo globalizzato una guerra silenziosa tra coloro che vogliono cambiare, per restituire un futuro ai giovani, che con Occupy Wall Street si battono contro la finanza spregiudicata, il denaro dal nulla, il saccheggio sistematico del futuro ipotecato da pochissimi soggetti che muovono le leve della finanza, rappresentato dall’1 per cento della popolazione che addossa al restante 99% scelte contrarie all’interesse generale ed al bene comune, ed alcune élites che vogliono difendere con lo status quo i loro privilegi ed assetti istituzionali che addossano ai popoli le responsabilità ed il salvataggio delle banche troppo grandi per fallire. La finanza tossica ed i prodotti derivati, arrivati ad un trilione di miliardi di dollari, oltre 16 volte il PIL mondiale, pari a 60.000 miliardi di dollari, sono stati la causa principale della crisi sistemica che ha intossicato le economie del mondo e distrutto 40 milioni di posti di lavoro dall’inizio della crisi dei sub-prime, scoppiata negli Stati Uniti d’America il 7 agosto 2007. A fine dicembre 2012, le banche europee avevano in pancia 6 .000 miliardi di derivati e continuano a comportarsi come enormi hedge fund, dove la compravendita di opzioni, CDS, collateral, index, derivati prevale sulla mera attività bancaria tradizionale, fatta di intermediazione creditizia, con una leva finanziaria pari a 28,2 volte il patrimonio netto, mentre prima del fallimento della Lehman Brothers era di 27,9 volte.
I rischi di un aggravamento della crisi globale sono generati dalla mancata riforma del sistema finanziario internazionale per eliminare le bolle speculative, dalla mancata realizzazione di nuovi e più efficaci meccanismi anti recessivi di credito alle attività produttive e innovative e dalla miopia del business as usual imposto dal “quantitative easing” e dalla obsoleta politica lineare di stimoli economici.
Le “scorribande finanziarie” di banchieri ed agenzie di rating, che al di fuori da ogni regola e controllo hanno messo a rischio l’economia reale e la stabilità degli Stati, con la creazione del denaro dal nulla e la diffusione di prodotti derivati e titoli tossici (come i Sub-Prime, già all’origine avariati che hanno causato il fallimento della Lehman Brothers); la  manipolazione del Libor (tasso di riferimento sui prestiti nei mercati anglosassoni) e dell’Euribor (nei Paesi Ue); le speculazioni con l’immissione di ordini in borsa regolati da algoritmi ad alta frequenza, mediante l’ Hig Frequenzy Trading (HFT), che riesce ad alterare il regolare andamento dei mercati, devono trovare una nuova regolamentazione e nuovi strumenti di contrasto. Gli ultimi dati pubblicati dalla BCE dicembre 2012, sui tassi applicati nei Paesi dell’area euro, registrano una media del 4,88 per cento per i mutui in Italia, contro il 3,49 per cento dell’area euro, con un differenziale di ben 139 punti base, mentre per il credito al consumo c’è un differenziale di ben 188 punti base. Questo significa che un italiano deve spendere 864 euro in più l’anno per un muto trentennale di 100.000 euro, quindi quasi 26.000 euro alla fine dell’ammortamento.
Alcune specifiche proposte
Per uscire dalla crisi prodotta dall’avidità dei banchieri e dai report ad orologeria emessi dalle Agenzie di Rating, occorrono regole ferree contro il potere enorme assunto dai tecnocrati e dalle élites a spese dei popoli per riaffermare il primato delle politica sulla finanza di carta, sui banchieri, sulle oligarchie finanziarie, che non possono continuare a decidere sui destini del mondo, dopo aver scippato la sovranità che nelle democrazie appartiene ai popoli.
Occorre adoperarsi, di concerto con i Governi Europei, per regolamentare il ruolo delle Agenzie di Rating, soggetti privati quotati in Borsa la cui principale mission è il profitto, per impedire che possano emettere pagelle su Stati Sovrani, qualora non siano richiesti. Lavorare, di concerto con l’Unione Europea, per il varo di un’agenzia di rating Europea analoga alla cinese Dagong. Occorre una netta separazione tra banche di affari e banche commerciali, analoga a quella prevista dal Glass-Steagall Act, ideato da Roosvelt per risolvere la crisi del 1929, per impedire che alcune elites possano continuare ad arricchirsi con l’azzardo morale, rompendo le diffuse complicità con oligarchie, tecnocrazie e cleptocrazie europee ed internazionali.
Revisione e diminuzione della spesa pubblica mediante l’eliminazione di tutte le sacche speculative e senza la riduzione dei livelli dei servizi e dell’occupazione;
Riduzione della dipendenza del debito pubblico dagli investitori stranieri mediante il progressivo spostamento dai fondi di investimento internazionale al risparmio nazionale, onde poter finalizzare gli interessi sul debito alla ripresa dei consumi ed alla produzione interna;
rilancio della competitività internazionale del sistema produttivo, senza la riduzione del livello dei salari, mediante una riduzione del carico fiscale sul lavoro e sulla produzione; recuperando risorse con una diversa redistribuzione del carico fiscale. Contrasto di interessi tra prestatore d’opera e consumatore;
Revisione del ruolo di Equitalia per un vero recupero della grande evasione e non come strumento di vessazione verso le fasce povere della popolazione.

Roma, 29 dicembre 2012

Unione Democratica Consumatori

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