”Debito pubblico” Conversazione con Bruno De Vita

L’imbroglio dello spread

Parliamo del debito pubblico e dello spread?
Ma siamo proprio sicuri che il “debito pubblico” sia una iattura e non piuttosto una leva economica utile? Certo le sirene ammaliatrici dell’informazione di regime si sbracciano per convincerci che: senza la sua riduzione non c’è benessere e che dobbiamo portare sulle spalle un soprappeso di molte decine di miliardi. Alcuni di essi, per fare i super bravi, arrivano a spiegarci anche dove si è generato e perché.
Ed allora giù a dire che negli anni ottanta abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità. Saremmo vissuti alle spalle dei nostri figli e nipoti. Ma in quegli anni, i cittadini e i lavoratori non si erano accorti di stare a vivere così bene e così fuori delle loro possibilità. Ne è conferma il fatto che in quegli anni, ché ché se ne voglia dire, nonostante le crisi congiunturali, si lavorava, si esportava, le imprese facevano profitti ed i consumi interni sostenevano la produzione nazionale. I più spregiudicati si lanciavano in affermazioni terroristiche, secondo cui non si sarebbero potuti pagare le pensioni e gli stipendi pubblici. Anche qui abbondantemente false. E’ dimostrato proprio da loro e dalle loro manovre economiche incidenti sulla spesa futura e non certo sulla cassa presente.

Ma allora è tutta una macchinazione?
Forse questa lettura del “debito pubblico” non è vera e forse nasconde una manovra di attacco speculativo dei poteri finanziari alle economie nazionali. I quali con l’agitazione dello “spauracchio” costruiscono le condizioni per le loro speculazioni sui tassi di interesse, accrescendo gli utili e la loro capacità di condizionamento. Forse, invece, come tutte le azioni economiche e sociali, anche il “debito pubblico”,  è uno strumento a doppio taglio. La sua positività o negatività dipende dall’uso che se ne fa.
Forse il tanto bistrattato onere per interessi sul debito potrebbe avere, se gestito in un altro modo, un valore positivo per le economie di una società.

Qual è il vero problema?
La questione vera non è quindi “quanto debito”, ma “chi lo detiene e a chi si pagano gli interessi”. Non vi è dubbio che, se gli stimati attuali 80 miliardi di euro di interessi vanno nelle tasche dei fondi di investimento internazionali, essi determinano un impoverimento della collettività ed un suo sempre maggiore indebitamento. Ma provate a pensare, se il pagamento di quegli interessi andasse ai cittadini italiani nel loro essere risparmiatori e consumatori, quali potrebbero essere gli effetti positivi, sia per i consumi, la produzione ed il lavoro, nonché per il bilancio pubblico, in termini di maggiori entrate? E se così è. La quantità di interessi pagati non è più una questione di vita o di morte, quanto piuttosto una ordinaria manovra economica tesa al mantenimento dell’equilibrio tra la qualità della vita garantita e la capacità produttiva del sistema. In un contesto di questo tipo, la spesa per interessi equivarrebbe ad una spesa per investimenti e per la crescita.

Ma quindi cosa fare?
Detto questo. Siamo consci che l’attuale personale politico dominante non voglia o non possa utilizzare il debito pubblico per l’interesse dei cittadini lavoratori e consumatori, ma almeno la smetta di prenderci per i fondelli. Per parte nostra di consumatori, da testardi quali siamo, continuiamo a richiedere azioni di governo tese ad interrompere il circuito perverso secondo cui il risparmio degli italiani, attraverso i depositi bancari nostrani confluiscono in quei fondi speculativi con cui si attenta alla qualità della nostra vita. Secondo noi, il modo di garantire, come costituzionalmente dettato, il risparmio degli italiani consiste proprio nella sua finalizzazione alla nostra crescita e non già alla speculazione altrui.

Un consiglio ai politici!
A questi politici bugiardi ed incapaci vorremmo rammentare che il popolo italiano ha vissuto decenni e decenni senza neppure la conoscenza di un artifizio numerico chiamato spread, in quanto non aveva mai inciso sulla loro vita. Mentre, purtroppo, ora è divenuto il grande imbroglio con cui vengono trasferite risorse dalle sue tasche a quelle dei finanzieri e viene impoverito.
Vorremmo anche rammentare che, in altri anni, quelli tanto vituperati, all’accusa dell’alto debito pubblico italiano Andreotti si poteva permettere il lusso di rispondere che nessuno poteva lamentarsene, in quanto gli italiani erano sì debitori, ma di loro stessi.

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