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Dopo la Brexit l’Europa è in confusione mentale. La finanza e i banchieri sono nel panico, anche se le borse sembrano aver assorbito il colpo. Il primo punto che genera la grande paura è quello dell’interrogativo, se le banche europee, piene come sono di titoli tossici, appesantite da miliardi di “prestiti di favore” elargiti agli amici degli amici e non più esigibili, le cosiddette “sofferenze bancarie”, nonché fortemente sottocapitalizzate, potranno/sapranno fare fronte agli scossoni che le loro stesse speculazioni genereranno sui mercati monetari.

A fronte di ciò, questa Europa germanico-centrica, nella sua rigida tutela dei titoli tedeschi e del loro surplus commerciale conquista il ridicolo. Ridicolo perché? Allorquando si scopre che, per effetto dell’inserimento nel Bail in anche dei risparmiatori semplici “correntisti” tra i responsabili dei fallimenti di una banca e quindi obbligati a pagare con i loro risparmi, le turbolenze conseguentemente alla Brexit, avrebbero generato una gigantesca ondata di sfiducia dei risparmiatori in  più nazioni. Non trovano di meglio da fare che prevedere un ulteriore regalo di denaro pubblico alle banche, per 150 miliardi di euro, alla faccia del "Bel in" e del suo intento dichiarato di caricare sulle banche private l’onere dei loro danni e delle loro ruberie. Provvedimento, per altro, scarsamente tranquillizzante per i risparmiatori, che li lascia comunque alla mercè delle loro malversazioni.
Potremmo dire, parafrasando un famoso cinese, “grande è la confusione sotto il cielo quindi la situazione è eccellente”.
Forse può essere particolarmente eccellente per i risparmiatori italiani, i quali non debbono dimenticare che il Bail in, proprio nella norma citata, in Italia è incostituzionale, in quanto viola apertamente l’art. 47, comma 1 della Carta, che recita” la Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme” e quindi vieta esplicitamente ogni qualsiasi norma di legge o altro che ne danneggi la sicurezza.
Per altro a nulla può valere il fatto di essere un accordo internazionale e quindi non sottoponibile a giudizio referendario. Qui trattasi di una norma che viola la nostra Costituzione, non approvabile né ratificabile senza un espresso giudizio della Corte.
Allora cittadini, associazioni e partiti, che non pensiamo che questa Europa è l’unica possibile, avanti facciamo cento mille ricorsi alla Consulta. Cominciamo con  lo sciogliere questo capestro che i padroni dell’Europa ci hanno messo al collo. Come si dice battiamo il ferro finché è caldo.
 

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Si ringrazia Italia CMS per l'uso della mappa d'Italia